Poesia del quattordici dicembre [anche nota come poesia del termosifone]

A diciassette anni vivevo di erezioni pulsanti,

interminabili,

ma ero attrezzato con una faccia che non sarebbe stata all’altezza,

le cose non si mettevano bene,

e tu che eri di quattro livelli più bella,

[nella piramide alimentare della bellezza saresti stata squalo],

(io lucertola),

ne avevi almeno ventisette,

[*di*anni*di*denti*bianchi*e*nasi*perfetti*e*zigomi*morbidi*e*capelli*lisci*di*baby*shampoo* johnsons*],

@il mio disordine geometrico mi dava per spacciato@,

io mi pettinavo con la gelatina,

[Studio L’Orèal Paris]

e ti aspettavo tutte le notti,

con il mio fremente e ridicolo e patetico turgore,

[i racconti dei miei amici parlavano di gente che si scopava fette di carne infilate nei termosifoni],

e nemmeno immaginavo quanto le necessità da macelleria sarebbero state vicine alla realtà,

ma tra te e me era diverso,

lasciavo la porta aperta,

e nel sogno tu ti infilavi nelle mie coperte,

gesù com’eri leggera,

pesavi meno delle lenzuola,

e ricostruivo l’odore del tuo collo,

e del tuo dentifricio,

e ti immaginavo nelle pose dei miei Le ore nascosti sotto il videoregistratore,

io e te su divani di pelle troppo costosi per lo stipendio di guidatore di tram di mio padre,

immobili,

come in un madame tussauds di uomini ritratti prima del momento della morte,

e la mattina c’erano i resti della mia passione che incollavano lenzuola e pigiama,

mi bastava chiudere gli occhi e vedermi attraversare il corso san giovanni,

e suonare al tuo campanello,

e leggere tutte quelle enne nelle targhetta del tuo cognome,

e io e te che ci sedevamo al pianoforte,

le tue dita che mostravano,

la maniera di suonare orrende musiche di gente morta da mille anni,

e io con le occhiaie,

il tuo maglione bianco Benetton,

il metronomo che scandiva il tempo che mi restava,

[lo stesso desiderio lo avrei provato solo dieci anni dopo per le camel light, i baustelle e una puttana di catanzaro]

io che memorizzavo dettagli olfattivi per il nostro imminente incontro notturno,

e l’altro allievo che già aspettava nell’ingresso,

anche lui con le occhiaie,

si sarebbe detto lo studio di un oculista,

quanto era reale il sogno,

amore mio di pentagrammi e bellezza.

www.hotelmessico.net/cellophane.asp#14

Notes
  1. postato da hotelmessico

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