Hotel Messico

Mese

Settembre 2011

7 post

Sep 24, 20111 nota

Poesia: Ti amo (eseguire rutto adesso).

Sep 22, 201116 note
Sep 20, 20112 note

Scrivo su twitter “voi non esistete”, accendo il condizionatore, ritorno su youporn, ci stanno un nero e due bianche, il volume del portatile è a zero, vado in cucina, mi fa male la pancia, sulla tavola ci sono due bustine di wurstel aperte, vado a vomitare, resto inginocchiata, dallo stomaco non esce più niente, riapro il frigo, prendo una bustina di wurstel, ne sfilo uno, comincio a masticare, ritorno in camera, il nero è seduto sul divano, una glielo sta succhiando, mi arriva un messaggio sul blackberry, mastico un altro wurstel, vado a vomitare, è finita la carta, uso la canottiera, esce solo saliva, ritorno in camera, ho due nuove notifiche su facebook, vado su twitter e scrivo “ho vomitato quarantasette volte, alle undici mi ammazzo”, ritorno al video del nero, prendo due aulin, le giro nel bicchiere, bevo, ritorno a letto, il dolore alla pancia è più forte, vado a vomitare, chiudo la porta a chiave, caccio il wurstel e l’aulin, poi prendo una multicrentum, la faccio sciogliere sotto la lingua, mastico un altro wurstel, il nero sta venendo in faccia a una, la ragazza tiene gli occhi chiusi, mi arriva un sms della tre, vomito il wurstel prima di arrivare in bagno, sporco la scrivania, il cuscino della sedia, pulisco con un fazzoletto di carta, è solo acqua calda, prendo un wurstel dalla bustina, comincio a masticare, forse oggi pomeriggio mi uccido, lo scrivo su facebook, “forse oggi pomeriggio mi uccido”, mi arrivano dodici mi piace, qualcuno mi ha iscritta a un gruppo sugli scrittori emergenti, prendo un wurstel, mastico, spengo il condizionatore, mi arriva un sms di mio padre, prendo una vivin c, la sciolgo nel succo di frutta, tengo la bocca chiusa, sento le bollicine nella gola, conto fino a dieci, a undici vado in bagno, vomito, sento wurstel, vivin c, bactrim, aulin, rio mare, fetta biscottata, oro saiwa, mi pulisco con il pantaloncino di intimissimi, suonano il citofono, Roberta mi sta aspettando, mi metto la maglietta con la scritta di pagliette, mastico un wurstel, infilo le scarpe, esco senza chiudere a chiave, vomito nell’ascensore, resto accovacciata fino al piano zero, entro in macchina, accendo l’aria condizionata, faccio fermare Roberta fuori da un supermercato, compro quattro confezioni di wurstel, un pacco da dodici di fazzoletti, apro una confezione, mastico un wurstel, Roberta mi racconta quello che è successo ieri sera a casa della madre, dice “puttana”, non capisco se ce l’ha con me o con la madre, siamo in un posto dove il blackberry non prende, poi dice nove volte la parola “paura”, vomito fuori dal finestrino, poi memorizzo le parole “trecento euro” e “fotocopiatrice”, mastico due wurstel, Padova è piena di traffico, vomito sul sedile, i pezzi non sono nemmeno masticati, “stai attenta”, “macchina”, “padre”, “puttana”, accendo la radio, c’è una trasmissione con gli scherzi, poi c’è la pubblicità di un mobilificio, cambio, ritorno agli scherzi, mastico un wurstel, vomito, “cristo”, “scendi”, prendo un taxi, il tassista mi dice delle cose, vomito sul sedile posteriore, ogni volta è sempre più scuro, il dolore alla pancia è fortissimo, lui non se ne accorge, mi faccio portare sotto casa di mio padre, citofono cinque volte, non risponde, salgo fino al suo appartamento, non mi risponde al cellulare, l’autobus che prendo è pieno di cinesi, vomito, uno mi viene vicino, mi addormento per dieci secondi, i cinesi fanno fermare l’autobus, dicono che devo chiamare qualcuno, scendo, mi fermo in un negozio benetton, prendo una maglietta, la commessa ha un orecchino sulla lingua, vomito nel camerino, pago con il bancomat, chiamo un taxi, ha un crocifisso che pende sotto lo specchietto, abbandono  la maglietta di benetton sul sedile, sono a casa, vomito al secondo piano, il portatile è aperto, il video del nero è andato in loop, ha girato ventisei volte, ventisei volte sulla faccia della ragazza con gli occhi chiusi, su facebook qualcuno ha scritto “tanto non lo fai mai”, mastico un wurstel, mi preparo una muscoril, me la faccio sulla gamba, vomito, non ho la forza di togliermi i pezzetti di wurstel dal collo, piango, vorrei di nuovo la maglietta di benetton, la muscoril mi ha fatto bene, non sento più il dolore nella pancia, mi tocco la lingua, penso a come deve essere infilarci un orecchino, non ho più voglia di masticare, chiudo gli occhi, non si muore con la muscoril, mi addormento, mi sveglio, scrivo su twitter “sono morta da venti minuti”.

nell’hotel noia messico

Sep 13, 201110 note

Ci sono le nigeriane prima della Mercedes nei pressi dell’autostrada, a questo punto si sente nell’aria l’odore di benzina del petrolchimico, poi ci sono le bianche, polacche, albanesi, ucraine a tariffa tripla rispetto alle colleghe. Risalendo via Galileo Ferraris si incontrano i trans, che hanno barattato le loro ridicole Smart per la Cinquecento nuova.

intervista su Archivio Caltari

Sep 10, 2011

A quanto mi si dice, questo signor Galilei toglie l’uomo dal centro dell’universo per relegarlo in un punto imprecisato ai margini. È evidente perciò che il signor Galilei è un nemico del genere umano e va trattato in conseguenza. L’uomo, lo sanno anche i bambini, è la gemma del creato, la suprema e prediletta creatura di Dio. Ed è concepibile che Dio abbia voluto affidare un simile capolavoro, la sua più sublime fatica, a una piccola stella fuori di mano e in perpetua corsa? Che abbia inviato in simile luogo il suo Divin Figlio? Esistono cervelli pervertiti fino al punto di prestar fede alle parole di questo schiavo della tavola pitagorica? Quale creatura di Dio può tollerare tanto affronto?

Bertold Brecht, Vita di Galileo

Sep 8, 20116 note

Poesia della nebbia assassina

È venerdì sera e ho fatto un calcolo,

tra ottocentotrentadue giorni perdo tutti i capelli.

Nel frattempo guardo su Italia uno il film dell’orrore La nebbia assassina.

È un film che non si capisce.

Sembra un film di squali perché è girato in un posto di mare.

Penso che bisognerebbe fare un film con le meduse assassine.

La medusa fa paura normale, la nebbia richiede più lavoro.

Poi al limite uno le meduse le ammaestra, la nebbia è più difficile.

Al limite al limite, le meduse assassine contro la nebbia assassina.

Per allungare il brodo, gli sceneggiatori hanno messo pure un poco di culo e una zizza.

Forse, se gli spettatori non provano l’orrore,

possono farsi una pugnetta.

qui

Sep 2, 20113 note
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